Tito Rodriguez

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Un ringraziamento ad Enzo Conte,

 la fonte ufficiale dalla quale ho

trovato questo bellissimo articolo

 

Elis@

Negli anni ‘50 il Palladium era il più  famoso locale da ballo di New York.
In quegli anni ruggenti il Palladium si impose, insieme a locali come la Conga e il Copacabana (ancora oggi esistente anche se in un’altra sede), come uno dei templi più importanti della musica latina.
Principali artefici del suo successo furono le orchestre di Machito, di Tito Puente e di Tito Rodriguez.
L’orchestra di Machito era stata fondata nel 1941 da Mario Bauzà e dallo stesso Frank Grillo Machito, un cubano di origine italiana (il nonno paterno era di Palermo). La band era caratterizzata dalla presenza di musicisti latini alle percussioni e da musicisti nordamericani ai fiati.
Tito Puente era invece il leader dei Piccadilly boys. Era un giovane portoricano nato nel barrio latino di New York. Grazie al suo carisma e alla sua abilità di timbalero si conquistò in quegli anni il meritato appellativo di "el rey del timbal".
Tito Rodriguez era invece il leader dei Mambo Devils. Veniva direttamente da Puerto Rico, dal barrio Obrero di Santurce. Era un cantante estremamente versatile, capace, come nel caso del grande Benny Moré, di passare con disinvoltura da un appassionato bolero ad una picaresca guaracha, da un nostalgico son  ad un mambo indiavolato. Grazie alle sue eccellenti doti canore e alla sua immagine estremamente curata si convertì in quegli anni nell’idolo incontrastato della comunità latina.
Tito Rodriguez rappresentava al meglio sia l'anima estremamente romantica della comunità latina, sia l'anima più guarachera. Era un fine dicitore che dominava allo stesso tempo l'arte del soneo.
Certo il neofita che oggi ascolta i suoi dischi potrebbe rimanere spiazzato sia dalla sua voce che dal suono dei suoi dischi, ma non dobbiamo assolutamente dimenticare che ancora ci troviamo  in una fase antecedente alla nascita di quella espressione che, con una formula più o meno discutibile, sarà poi battezzata "salsa".
 
Nel 1964, in seguito a svariati incidenti, il mitico Palladium, il tempio latino che era servito come trampolino di lancio per tutte le mode e per tutti gli stili musicali, subì un colpo mortale: la sospensione della licenza di vendita di alcolici. Sentenza che ne decretò da lì a poco la fine prematura.
Fiutando l'aria di crisi, Los Afrocubans di Machito decisero di rifugiarsi nel dorato mondo del jazz, mentre Tito Puente decise di fermarsi a metà strada fra il jazz e la  musica latina, cercando di riorganizzare la sua orchestra assecondano i  gusti del pubblico.
Tito Rodríguez invece decise di trasformare la sua grande orchestra in un piccolo sestetto: The playa sextet.
In quel periodo un nuovo ritmo dominava la scena della musica latina: la pachanga e Tito Rodriguez seppe cavalcare con grande abilità la nuova onda sonora.
 
Nel 1967, dopo una fortunatissima carriera, Tito decise di fare ritorno nella sua natia Puerto Rico. Da lì a poco si ammalò però di leucemia.
Nel 2 febbraio del 1973 tenne un ultimo memorabile concerto al Madison Square Garden di New York, per poi spegnersi il febbraio dello stesso anno in una camera di  ospedale di New York. La stessa camera, ironia del destino, in cui molti anni prima era morto un'altra grande stella del mondo dello spettacolo: l'indimenticabile Rodolfo Valentino.
 
Fra i tanti tributi a lui dedicati impossibile non ricordare quello della Fania Al Stars e quello più recente  di Gilberto Santarosa.
Girando su google troverete facilmente la sua discografia completa.
A me piacerebbe segnalare invece alcune tra le più preziose perle del suo sconfinato repertorio:
 
 
Cuando Cuando Cuando (scritta dal nostro Tony Renis)
Avisale a mi contrario
Baranga
Donde estabas tu
El mulato rumbero
El que se fue (no hace falta)
Mango dal monte
Cara de payaso
Vuela la paloma
Nunca
Mama Guela
Damela que tu la tienes
Sun Sun babae
La toalla
 
Fra i suoi indimenticabili bolero mi piacerebbe ricordare:
 
Ausencia
El dia que me quieras
Inolvidable
Llevatela
Lo mismo que a usted
Tiemblas
Ya no vuelvo a querer
Bello amanecer
Ya son la doce
La mentira

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